La prevenzione e la diagnosi precoce delle malattie cardiovascolari e renali sono al centro della prima EU Screening Week, promossa dalla Commissione europea dal 28 settembre al 4 ottobre nell’ambito del Safe Hearts Plan. Un’iniziativa che punta a richiamare l’attenzione sull’identificazione tempestiva dei fattori di rischio e delle condizioni che possono compromettere la salute cardio-renale.
Boehringer Ingelheim ha raccolto l’invito della Commissione europea con l’evento “Rischio cardiovascolare e malattia renale: il valore di un test per la diagnosi precoce”, dedicato al ruolo del test uACR (rapporto albumina/creatinina urinaria) nell’identificazione precoce del rischio cardio-renale. Nel corso dell’incontro sono stati presentati gli esiti dello studio “Test uACR nella routine clinica”, che ha analizzato l’impiego dell’uACR nei percorsi assistenziali italiani. L’iniziativa, fa leva su un documento redatto da un gruppo multistakeholder coordinato da IQVIA,
“Come Boehringer Ingelheim abbiamo scelto di rispondere alla call to action della Commissione europea partendo da ciò che conosciamo meglio: la salute delle persone – afferma Nedim Pipic, Presidente e Amministratore Delegato di Boehringer Ingelheim Italia – Per noi, infatti, è un’occasione fondamentale per sottolineare l’importanza di arrivare prima nell’identificazione del rischio cardiovascolare e renale. Cuore e reni, infatti, sono strettamente collegati: quando uno dei due organi non funziona bene, anche l’altro ne risente. Senza considerare che in Italia le malattie cardiovascolari costano ogni anno più di 40 miliardi di euro, mentre in Europa superiamo i 280 miliardi. Questo ci dice che arrivare prima non è importante solo per la salute delle persone. È importante anche per la sostenibilità del sistema. Prevenzione e diagnosi precoce sono una di quelle situazioni in cui davvero vincono tutti. Vincono le persone perché possono curarsi. E vince il sistema sanitario. Perché arrivare prima significa usare meglio le risorse”.
L’impatto delle malattie cardiovascolari in Europa
Ogni anno in Europa le malattie cardiovascolari causano 1,7 milioni di decessi e rappresentano la prima causa di morte e disabilità. Un impatto che riguarda una parte significativa della popolazione europea: un adulto su sette vive con una patologia cardiovascolare. Eppure, circa l’80% di queste patologie sarebbe prevenibile grazie alla diagnosi precoce e a corretti stili di vita.
Prevenzione per un Servizio Sanitario più efficace e sostenibile
“La prevenzione rappresenta il primo investimento per la salute dei cittadini e per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Favorire l’identificazione precoce del rischio cardiovascolare e renale attraverso strumenti semplici e validati significa intercettare prima i bisogni di salute, ridurre le disuguaglianze territoriali e garantire percorsi di cura più tempestivi ed efficaci”, sottolinea Antonio Girelli, Componente Commissione XII (Affari sociali), Camera dei Deputati, che ha annunciato la presentazione di una mozione.
“L’identificazione precoce del rischio cardiovascolare e renale rappresenta una grande opportunità per migliorare la salute dei cittadini e ridurre il peso delle malattie croniche. La politica deve sostenere percorsi di prevenzione più efficaci e uniformi sul territorio, favorendo l’accesso agli strumenti diagnostici raccomandati dalla comunità scientifica e una presa in carico tempestiva delle persone a rischio”, aggiunge Ilenia Malavasi, Componente Commissione XII (Affari sociali), Camera dei Deputati.
“Le evidenze scientifiche ci indicano con chiarezza quanto sia importante rafforzare l’identificazione precoce del rischio cardio-renale – osserva Guido Quintino Liris, Componente Commissione 5ª (Programmazione economica, bilancio), Senato della Repubblica – La sfida delle patologie croniche ci impone una sanità capace di coniugare innovazione, appropriatezza e sostenibilità, mettendo a disposizione dei professionisti strumenti efficaci e riconosciuti dalle linee guida. L’obiettivo è garantire maggiore omogeneità nei percorsi di prevenzione e presa in carico, migliorare la stratificazione del rischio e rendere più efficace la programmazione sanitaria, soprattutto nella gestione delle cronicità”.
“Investire nella prevenzione significa rendere il Servizio Sanitario più efficace e sostenibile – precisa Ignazio Zullo, Componente Commissione 10ª (Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) del Senato – Occorre valorizzare strumenti semplici e appropriati come l’uACR, promuovendone una maggiore integrazione nei percorsi clinici affinché i cittadini possano beneficiare di diagnosi più precoci e interventi tempestivi, in modo uniforme su tutto il territorio nazionale”.
Il test uACR. Cosa emerge dall’indagine IQVIA
“La fotografia che emerge dall’indagine è quella di un test clinicamente riconosciuto, tecnicamente semplice e già sostanzialmente disponibile, ma non ancora inserito in modo uniforme e sistematico nei percorsi assistenziali italiani e con una forte eterogeneità territoriale – afferma Luca Pinto, Senior Principal Real World Solutions, Head of Engagement Solutions Italy&Greece in IQVIA – non si rileva un problema di indisponibilità tecnologica del test, quanto piuttosto un problema di riconoscibilità, standardizzazione e integrazione organizzativa. L’uACR è già eseguibile, ma non è ancora sempre prescritto, identificato, eseguito e utilizzato secondo modalità omogenee”.
A limitare l’impiego sistematico dell’uACR sono barriere organizzative, operative e culturali. L’uACR è scarsamente integrato nei percorsi assistenziali (PDTA) e questo limita la possibilità di intercettare molto precocemente una condizione di rischio che può essere ancora silente.
“Bisogna passare a un approccio più olistico, meno specialistico e specifico: cuore e rene non possono essere gestiti separatamente – afferma Leonardo De Luca, Direttore Struttura Complessa di Cardiologia Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia, Vicepresidente HCF Fondazione ANMCO per il Tuo Cuore ETS – Le Linee Guida raccomandano a noi cardiologi di valutare sistematicamente sia la funzione renale attraverso il filtrato glomerulare stimato (eGFR) sia l’albuminuria attraverso il test uACR estremamente sensibile. L’obiettivo non è solo diagnosticare la patologia renale, ma riconoscere tempestivamente i pazienti a rischio e intervenire subito con strategie che possono ridurre la progressione della malattia renale e di conseguenza il rischio di eventi cardiovascolari”.
Il parere dei nefrologi
“L’uACR esprime il danno d’organo, è il primo segnale che il filtro renale, cioè il glomerulo, non riesce a trattenere l’albumina, che di norma non deve essere mai presente nelle urine. Quando questo accade vuol dire che la capacità di filtraggio renale è compromessa, quindi c’è un problema che va indagato – afferma Giuseppe Grandaliano, Professore Ordinario di Nefrologia Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, Direttore Unità Operativa Complessa di Nefrologia, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS di Roma – Le Linee guida KDIGO raccomandano da almeno una decina d’anni l’utilizzo del test uACR e i nefrologi seguono queste indicazioni, e consigliano di associare all’uACR anche l’eGFR, che permette di stratificare in modo ancora più preciso sia il danno renale che il rischio cardiovascolare”.
“Sapere di avere una condizione di sofferenza renale quando ancora non si manifestano sintomi fa la differenza per due aspetti: la gestione del paziente con malattia renale è diversa nell’uso di molti farmaci, a cominciare da un banale antipiretico o un antidolorifico, ma anche un antiaggregante o un farmaco oncologico – sottolinea Massimo Morosetti, Presidente della Fondazione Italiana del Rene FIR ETS e Primario Emerito di Nefrologie e Dialisi ASL Roma 3 – inoltre, fino a qualche anno fa non avevamo terapie per curare l’insufficienza renale, a parte la dieta e gli antipertensivi, adesso la situazione è completamente cambiata, abbiamo farmaci in grado di rallentare tantissimo la progressione della malattia renale, o di fermarla se si interviene in una fase molto precoce. Per questo eseguire periodicamente indagini capaci di evidenziare la malattia renale in uno stadio molto precoce è di fondamentale importanza e l’uACR è uno di questi esami, estremamente sensibile e preciso”.
Ma affinché il test uACR possa realmente guidare le decisioni cliniche, i suoi risultati devono essere affidabili e confrontabili. “Occorre rendere le misure confrontabili tra laboratori diversi, sia nel risultato sia nel modo in cui questo viene espresso, per esempio in Unità di misura – spiega Michele Mussap, Direttore Medicina di Laboratorio, Fondazione Ospedale Villa Salus e IRCCS San Camillo, Venezia, Delegato SIBioC – Altrettanto importante è la scelta del metodo per garantire la massima affidabilità dei risultati, i metodi immunologici sono i più affidabili e basati su standard calibratori internazionali per l’albuminuria ai quali si devono riferire tutte le aziende produttrici di kit”.
Un test ancora poco prescritto
L’indagine realizzata da IQVIA ha messo in luce un fenomeno di inerzia clinica nella prescrizione del Rapporto albumina/creatinina urinaria sia da parte degli specialisti, sia dei medici di medicina generale.
“La prescrizione dell’uACR è ancora poco frequente nei database dei medici di famiglia, che non possono richiedere attraverso il SSN esami che non sono contemplati all’interno del Nomenclatore tariffario nazionale – afferma Gaetano Piccinocchi, Medico di Medicina Generale, Tesoriere Nazionale SIMG, Responsabile Area Malattia Renale SIMG – Questo è un richiamo importante per i decisori politici nazionali e regionali, in quanto il medico di medicina generale rappresenta la porta d’accesso del Sistema sanitario ed è a conoscenza dei fattori di rischio di ogni suo assistito, oltre ad avere la competenza per poter intercettare i pazienti a rischio cardio-renale. Consapevoli del valore clinico di questo esame, auspichiamo che il primo passaggio sia l’inserimento dell’uACR nei PDTA e l’attribuzione di un codice identificativo dedicato, uniforme e facilmente riconoscibile, per arrivare all’inserimento dell’esame nei LEA”.
L’importanza di una visione integrata cardio-renale
In definitiva, secondo l’orientamento che ha guidato il Gruppo di lavoro multistakeholder, l’uACR può diventare uno strumento di raccordo tra professionisti diversi, favorendo referral appropriati, interventi tempestivi e una gestione olistica del paziente.
“L’uACR contribuisce a rendere concreta una visione integrata del rischio cardio-renale, evidenziando il forte legame tra salute cardiovascolare e salute renale: gli stessi fattori di rischio che impattano sullo sviluppo dell’aterosclerosi influenzano anche lo sviluppo della malattia renale cronica – sottolinea Sebastiano Sciarretta, Professore Ordinario di Cardiologia Università Sapienza di Roma, Direttore Unità Operativa Complessa di Cardiologia Istituto Universitario Marco Pasquali ICOT Polo Pontino (Latina), Presidente SIC sezione Lazio – In questo scenario, è fondamentale partire da una medicina preventiva, si tratta di intervenire secondo un approccio integrato multispecialistico che favorisce tra l’altro una condivisione sull’interpretazione del risultato degli esami e delle scelte terapeutiche. Il rapporto albumina/creatinina urinaria è molto importante in quanto è un marcatore di danno renale molto precoce in pazienti spesso asintomatici che potrebbero avere anche un iniziale problema cardiovascolare”.
A partire dai risultati dell’indagine, il Gruppo di Lavoro ha messo a punto una Roadmap da sottoporre all’attenzione delle istituzioni con l’obiettivo di creare le condizioni perché il test uACR possa diventare facilmente prescrivibile, correttamente eseguibile e sistematicamente utilizzato nei percorsi di prevenzione e cura.